Rendering artistico della sonda Voyager 1 che attraversa lo spazio interstellare profondo orientando la propria antenna verso la Terra

Spegnimento strumento Voyager 1 la NASA preserva la sonda

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Per garantire la sopravvivenza della missione spaziale più longeva della storia umana, gli ingegneri JPL della NASA hanno dovuto prendere una decisione complessa ma necessaria. Lo spegnimento dello strumento Voyager 1 noto come Low-energy Charged Particles, responsabile dello studio delle particelle cariche a bassa energia si è reso indispensabile a causa del progressivo calo di energia elettrica generata dai generatori termoelettrici a radioisotopi della sonda. Questa manovra di conservazione energetica, coordinata dal centro di controllo di Pasadena, punta ad allungare la vita operativa della sonda nello spazio interstellare. I restanti strumenti scientifici continuaranno a trasmettere preziosi dati a oltre venticinque miliardi di chilometri dalla Terra.

Il calo energetico e la tutela dei sistemi di bordo

I generatori a plutonio della sonda perdono circa quattro watt di potenza ogni anno a causa del naturale decadimento radioattivo del materiale e del degrado dei termoelementi. L’esigenza di effettuare uno spegnimento dello strumento Voyager 1 è emersa con urgenza a seguito di un’inattesa fluttuazione di potenza registrata durante una manovra di rotazione programmata a fine febbraio.

In quell’occasione gli ingegneri hanno riscontrato un calo di tensione pericolosamente vicino alla soglia di attivazione del sistema automatico di protezione dai guasti. Il meccanismo di sicurezza avrebbe spento arbitrariamente diversi moduli richiedendo poi complesse e rischiose procedure di ripristino a distanza.

Per scongiurare questo scenario e impedire anche il congelamento delle condutture del carburante, i tecnici hanno inviato il comando di disattivazione via radio verso la sonda. A causa della distanza abissale coperta dal segnale, le istruzioni hanno impiegato circa ventitré ore per raggiungere la navicella e oltre tre ore per completare l’intera sequenza di spegnimento dei circuiti principali dello strumento.

Le dichiarazioni del Mission Manager: una scelta obbligata ma efficace

Le motivazioni scientifiche e gestionali alla base di questa delicata operazione sono state spiegate direttamente dai vertici della missione presso il Jet Propulsion Laboratory. Il responsabile della missione Voyager della NASA, Kareem Badaruddin, ha commentato la decisione evidenziando il bilanciamento tra tutela hardware e continuità della ricerca.

“Sebbene lo spegnimento di uno strumento scientifico non sia mai la preferenza di nessuno, rappresenta la migliore opzione disponibile per garantire il futuro della missione. Voyager 1 dispone ancora di due strumenti scientifici perfettamente operativi, uno dedicato all’ascolto delle onde di plasma e l’altro alla misurazione dei campi magnetici interstellari”.

Nonostante la disattivazione del sensore principale delle particelle cariche, un piccolo motore interno da appena mezzo watt continuerà a rimanere alimentato per consentire al sistema di mantenere l’orientamento meccanico, lasciando aperta la remota possibilità di una futura riaccensione qualora le riserve energetiche della sonda lo permettessero.

Le prossime tappe per prolungare la missione interstellare

L’intervento eseguito su Voyager 1 rientra in un piano d’emergenza graduale già sperimentato con successo sulla sonda gemella Voyager 2. Il medesimo strumento dedicato al rilevamento di fotoni, elettroni e ioni dell’ambiente interstellare era stato disattivato nella primavera del 2025. Con questo intervento salgono a otto i sistemi scientifici spenti sui dieci originariamente installati a bordo al momento del lancio dalla base di Cape Canaveral.

Il team di ingegneri del JPL sta ora preparando un’ulteriore strategia di risparmio energetico ad alto rendimento denominata Big Bang. Il piano è concepito per riorganizzare la gestione termica ed elettrica dei sottosistemi di bordo. Questa nuova procedura verrà testata in prima battuta su Voyager 2 durante i mesi di maggio e giugno, sfruttando il margine energetico leggermente superiore della seconda sonda prima di valutare un’eventuale applicazione su Voyager 1 non prima dell’estate.

Sofia Bianchi

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