Nella foto la capsula New Shepard della Blue Origin usata per le missioni commerciali dell'azienda american

La strategia spaziale di Blue Origin entra in una nuova fase: la Luna. Questa transizione rappresenta un cambio di priorità tecnologico e industriale. L’azienda aerospaziale fondata da Jeff Bezos ha annunciato che non effettuerà nuovi voli turistici suborbitali per un periodo significativo, scegliendo di concentrare risorse e competenze su obiettivi lunari più ambiziosi. In termini di pianificazione, questa decisione ridefinisce il ruolo dell’azienda nel panorama dell’esplorazione spaziale commerciale e istituzionale.

L’annucio di Blue Origin e la Luna

Blue Origin ha comunicato il 30 gennaio che il suo veicolo suborbitale New Shepard resterà a terra per almeno due anni. La sospensione dei voli non è legata a problemi tecnici immediati, ma a una riallocazione strategica delle risorse. L’azienda ha spiegato che la scelta permette di “spostare le risorse per accelerare ulteriormente lo sviluppo delle capacità lunari umane dell’azienda”. Nel medesimo comunicato, Blue Origin ha aggiunto: “La decisione riflette l’impegno di Blue Origin verso l’obiettivo nazionale di tornare sulla Luna e stabilire una presenza lunare permanente e sostenuta.” In altre parole l’azienda american si allinea con gli obiettivi strategici statunitensi, in particolare quelli del programma Artemis.

Le ambizioni lunari dell’azienda non sono teoriche. Blue Origin possiede un contratto con la NASA per far atterrare astronauti sulla superficie lunare utilizzando il veicolo Blue Moon. Se la roadmap sarà rispettata, il primo utilizzo operativo avverrà durante la missione Artemis 5, attualmente prevista per il 2029. Questa pianificazione rappresenta una chiave tecnologica iumportante: il passaggio dal turismo spaziale suborbitale all’infrastruttura per missioni umane nello spazio profondo.

Prima di quella scadenza, tuttavia, Blue Origin punta a risultati più ravvicinati. L’azienda prevede di lanciare già entro l’anno una versione dimostrativa robotica di Blue Moon verso la superficie lunare. Questa missione fungerà da banco di prova per sistemi di atterraggio, navigazione e operazioni automatiche. Il contesto generale è quello del programma Artemis della NASA. Artemis 2, la prima missione con equipaggio dell’intero programma, potrebbe partire per un volo circumlunare già dall’8 febbraio. Le missioni Artemis 3 e Artemis 4, che segneranno il ritorno degli esseri umani sulla superficie lunare, utilizzeranno invece il veicolo Starship di SpaceX come lander.

La storia di New Shepard

Per comprendere la portata della pausa di New Shepard, è utile ripercorrerne la storia. Il sistema riutilizzabile razzo-capsula ha volato per la prima volta nell’aprile 2015. Da allora ha accumulato 38 missioni totali, di cui 17 con equipaggio, trasportando complessivamente 98 persone nello spazio suborbitale. Sei passeggeri hanno volato due volte, quindi gli individui distinti coinvolti sono stati 92. Il volo più recente, denominato NS-38, si è svolto appena la settimana scorsa con sei persone a bordo.

Durante un volo New Shepard, i passeggeri sperimentano alcuni minuti di microgravità e possono osservare la Terra stagliarsi contro il nero dello spazio. L’intera missione dura tipicamente tra 10 e 12 minuti, un intervallo breve ma scientificamente e simbolicamente significativo. Blue Origin non ha mai reso pubblici i prezzi dei biglietti, mantenendo riservata la componente commerciale.

Nel complesso, la sospensione temporanea di New Shepard non segna una ritirata, ma una riconfigurazione strategica. Ed è proprio attraverso questa fase che avverrà la trasformazione di Blue Origin da operatore di turismo suborbitale a protagonista dell’infrastruttura lunare. In un’epoca in cui la Luna torna al centro della geopolitica e della ricerca scientifica, questa scelta potrebbe influenzare profondamente il futuro dell’esplorazione umana nello spazio.

Stefano Gallotta

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